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Trump nel mirino dell’Iran? L’allarme di Israele agli Usa riaccende i timori

Donald Trump inaugura il Board of Peace per Gaza a Washington

Israele avrebbe trasmesso agli Stati Uniti nuove informazioni d’intelligence sull’esistenza di un ulteriore piano iraniano finalizzato ad assassinare Donald Trump.

Secondo le indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal, gli elementi raccolti dai servizi israeliani sarebbero stati considerati sufficientemente attendibili da convincere Gerusalemme a condividere immediatamente l’allarme con Washington. I dettagli operativi del presunto complotto non sono stati resi pubblici e non è chiaro a quale fase di preparazione fosse arrivato.

Le informazioni israeliane indicherebbero tuttavia un progetto distinto rispetto alle minacce e ai tentativi già individuati negli anni precedenti dalle autorità americane. Il nuovo dossier arriva mentre lo scontro tra Stati Uniti e Repubblica islamica ha raggiunto livelli senza precedenti. Trump è da tempo considerato uno dei principali obiettivi della vendetta iraniana per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione, eliminato il 3 gennaio 2020 in un attacco americano nei pressi dell’aeroporto di Baghdad.

Per Teheran, Soleimani non rappresentava soltanto un alto ufficiale, ma l’architetto della proiezione militare iraniana in Medio Oriente e il principale organizzatore della rete di milizie e organizzazioni alleate costruita dalla Repubblica islamica in Iraq, Siria, Libano e Yemen.

Dal momento della sua morte, esponenti iraniani e comandanti dei Pasdaran hanno ripetutamente promesso di colpire le persone considerate responsabili dell’operazione americana. Le autorità statunitensi avevano già rafforzato la protezione di Trump e di alcuni dei principali funzionari della sua prima amministrazione, tra i quali l’ex segretario di Stato Mike Pompeo, l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton e l’ex rappresentante speciale per l’Iran Brian Hook.

Nel 2024 Teheran aveva comunicato agli Stati Uniti di non voler assassinare Trump, dopo che Washington aveva avvertito la Repubblica islamica che un tentativo contro il presidente sarebbe stato considerato un atto di guerra. Le nuove informazioni israeliane sembrerebbero ora rimettere in discussione quelle assicurazioni. Il caso non può essere considerato isolatamente, ma deve essere collocato all’interno della lunga campagna di operazioni clandestine condotta dall’Iran contro dissidenti, giornalisti, oppositori politici ed esponenti stranieri ritenuti nemici del regime.

Le strutture iraniane che organizzano le operazioni all’estero

La principale branca dell’apparato iraniano incaricata delle operazioni clandestine fuori dai confini nazionali è la Forza Quds, l’unità d’élite del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, conosciuto anche come Irgc o Pasdaran. La Forza Quds gestisce attività di intelligence, sabotaggio, trasferimento di armi, addestramento delle milizie alleate e pianificazione di operazioni coperte. Per decenni è stata guidata da Soleimani, mentre dopo la sua morte il comando è passato al generale Esmail Qaani. All’interno dell’apparato dei Pasdaran operano inoltre unità specializzate alle quali i servizi occidentali attribuiscono la preparazione di attentati e assassinii all’estero.

Tra queste viene frequentemente indicata l’Unità 840 della Forza Quds, considerata coinvolta nell’organizzazione di operazioni contro dissidenti iraniani, cittadini israeliani e personalità occidentali. Accanto alla Forza Quds agisce il Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano, noto con l’acronimo MOIS. Si tratta del servizio segreto civile della Repubblica islamica, responsabile dello spionaggio, del controspionaggio, della sorveglianza degli oppositori e delle operazioni contro i dissidenti rifugiati all’estero. Le competenze dei due apparati possono sovrapporsi. La Forza Quds tende a occuparsi maggiormente delle operazioni militari e delle attività legate alle reti regionali dei Pasdaran, mentre il MOIS concentra una parte significativa delle proprie risorse sugli oppositori politici, sui giornalisti e sulle comunità iraniane in esilio.

Sicari, narcotrafficanti e organizzazioni criminali

Negli ultimi anni l’Iran ha progressivamente modificato il proprio metodo operativo. Al posto dell’impiego diretto di agenti iraniani, diplomatici o membri delle organizzazioni alleate, Teheran ricorrerebbe sempre più spesso a criminali comuni, narcotrafficanti, membri di gang e intermediari stranieri. Questo sistema consente ai servizi iraniani di mantenere una distanza formale dall’operazione, rendendo più complesso dimostrare il coinvolgimento diretto dello Stato.

Gli incaricati possono essere reclutati senza conoscere l’identità del vero committente oppure attraverso intermediari che gestiscono sorveglianza, armi, pagamenti e logistica. Il Dipartimento del Tesoro americano ha descritto, tra le reti più significative, quella riconducibile al narcotrafficante iraniano Naji Sharifi Zindashti, accusato di collaborare con il MOIS per organizzare rapimenti e assassinii in diversi Paesi. Secondo le autorità americane, la struttura avrebbe utilizzato persone legate alla criminalità organizzata per colpire oppositori del regime in Nord America.

Nel gennaio 2024 Stati Uniti e Regno Unito hanno imposto sanzioni coordinate contro la rete di Zindashti, sostenendo che il gruppo avesse organizzato operazioni violente per conto del Ministero dell’Intelligence iraniano. Un collaboratore del narcotrafficante avrebbe mantenuto i contatti con un funzionario del MOIS per coordinare finanziamenti e aspetti logistici. Anche la rete criminale svedese Foxtrot è stata accusata di aver operato per conto dell’Iran.

Le autorità americane e britanniche hanno sostenuto che esponenti iraniani avrebbero utilizzato l’organizzazione per condurre attacchi contro obiettivi israeliani ed ebraici in Europa. Nel 2025 Washington ha sanzionato la gang e il suo leader Rawa Majid, indicando il caso come un’ulteriore prova dell’utilizzo di strutture criminali da parte di Teheran.

Dissidenti iraniani nel mirino in Europa e il nuovo avvertimento israeliano

La pressione del regime non si limita agli Stati Uniti. In Europa sono stati registrati tentativi di omicidio, sequestri, minacce, attività di sorveglianza e campagne di intimidazione contro oppositori iraniani, separatisti, ex funzionari e giornalisti.

Nel luglio 2025 l’Unione europea ha imposto sanzioni contro otto persone e un’organizzazione accusate di gravi violazioni dei diritti umani e di repressione transnazionale per conto di apparati statali iraniani. Secondo il Consiglio dell’Unione europea, i soggetti colpiti erano coinvolti in esecuzioni extragiudiziali, uccisioni arbitrarie e sparizioni forzate di persone considerate avversarie della Repubblica islamica. Un precedente particolarmente grave risale al 2018, quando le autorità europee sventarono un attentato contro un grande raduno dell’opposizione iraniana organizzato a Villepinte, vicino a Parigi. Per il piano fu condannato il diplomatico iraniano Assadollah Assadi, accusato di aver consegnato l’esplosivo destinato all’attacco. Il caso dimostrò che le operazioni clandestine potevano coinvolgere non soltanto reti criminali, ma anche personale ufficialmente accreditato presso le rappresentanze diplomatiche iraniane.

Altri episodi sono stati ricondotti alla lunga campagna contro esponenti dei movimenti curdi e arabo-iraniani. Teheran considera queste organizzazioni una minaccia alla sicurezza nazionale e le accusa frequentemente di separatismo e terrorismo, mentre gli oppositori denunciano una strategia sistematica di eliminazione fisica dei dissidenti anche sul territorio europeo. Le accuse relative a un piano iraniano contro Donald Trump erano emerse formalmente nel novembre 2024, quando il Dipartimento di Giustizia aveva incriminato Farhad Shakeri, indicato come una risorsa dei Guardiani della Rivoluzione. Secondo l’accusa, Shakeri avrebbe ricevuto l’incarico di preparare l’assassinio di Trump e contemporaneamente avrebbe organizzato operazioni contro una cittadina americana di origine iraniana critica verso il regime.

Donald Trump ripreso durante un discorso ai membri del suo gabinetto a Washington DC.
Washington DC: il Presidente Donald Trump parla all’interno della Sala del Gabinetto. – newsmondo.it

Gli investigatori hanno sostenuto che Shakeri avesse utilizzato contatti sviluppati nel mondo criminale durante una precedente permanenza negli Stati Uniti. Il caso confermava la sovrapposizione tra le attività contro i dissidenti e quelle rivolte agli esponenti politici americani. Le stesse reti di criminali e intermediari potevano essere impiegate per obiettivi differenti, riducendo il rischio che un eventuale fallimento conducesse immediatamente ai vertici dell’apparato iraniano. Il Dipartimento di Giustizia aveva inoltre accusato un cittadino pakistano con legami con l’Iran di aver tentato di reclutare persone negli Stati Uniti per assassinare un politico o un alto funzionario americano. Anche in quel caso gli

È in questo quadro che deve essere letto il nuovo allarme trasmesso da Israele agli Stati Uniti. Il presunto piano contro Trump non sarebbe un episodio estemporaneo, ma il possibile sviluppo di una strategia perseguita da anni dagli apparati iraniani.Israele dispone di una capacità d’intelligence particolarmente penetrante all’interno dell’Iran e ha dimostrato più volte di poter raccogliere informazioni sulle strutture militari, nucleari e di sicurezza della Repubblica islamica.

La decisione di condividere il dossier indica che Gerusalemme avrebbe considerato gli elementi sufficientemente seri da richiedere una risposta immediata delle autorità americane. Resta da stabilire quale apparato iraniano avrebbe concepito il nuovo progetto. Le strutture maggiormente sospettate sono la Forza Quds dei Pasdaran, le sue unità clandestine e il Ministero dell’Intelligence. Non si può inoltre escludere che l’esecuzione fosse destinata a essere affidata, ancora una volta, a intermediari criminali stranieri. Le responsabilità dovranno essere dimostrate e molti dettagli rimangono coperti dal segreto.

Tuttavia, i precedenti giudiziari, le sanzioni internazionali e le operazioni sventate negli ultimi anni mostrano che la minaccia non può essere liquidata come semplice propaganda.Il vero elemento di novità non consiste soltanto nel fatto che Donald Trump possa essere nuovamente nel mirino, ma nella capacità attribuita all’Iran di trasformare narcotrafficanti, gang e sicari comuni in strumenti della propria politica estera. Una guerra clandestina condotta lontano da Teheran, nelle strade delle capitali occidentali, contro chiunque venga considerato un avversario della Repubblica islamica.

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ultimo aggiornamento: 10 Luglio 2026 13:03

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